15
Jan
Ormai era da un anno che non veniva toccato nemmeno un bit del mio blog. Non si poteva andare avanti così. E allora penso di cambiare tema (nel senso dello sfondo, impaginazione, ecc…), di mettere il testo di qualche canzone nella barra laterale e mi viene in mente di aggiungere una pagina ( Io? Tube ! ). In attesa di avere una gallery tutta mia mi accontento di avere una pagina di video presi dal “Tubo”. Io mi diverto troppo a cercare e vedere le cose più strane: perchè non rendervi partecipi !
03
Jan
A chi ancora mi chiede “Ma la macchina che avete costruito all’ Università funziona?!” rispondo con queste poche parole e con questo video.
Per chi invece ha sempre pensato che fosse una figata e ha la curiosità di vedere la ET02 in moto basta cliccare “play” nel player qui sotto.
Il video riguarda le verifiche obbligatorie di Balocco: prova fonometrica, tilt test e prova di frenata.
Non è pensabile trasmettere con qualche parola l’emozione nel sentire il motore a 10000 giri (il contagiri ne segna la metà esatta – era in modalità 2 tempi), oppure nel vedere la nostra vettura che schizza al via nella prova di frenata. Per chi era lì a settembre questo è stato il premio per due giorni di lavoro massacrante. E oggi, rivedendola dopo 3 mesi, vi posso assicurare che ne è valsa la pena !
29
Dec
E va bene è passato un po’ di tempo e vi racconto solo adesso quello che è successo a marzo scorso, ma volevo raccogliere e montare tutto il materiale possibile e questo sono riuscito a farlo solo ora !
Innanzi tutto è stato il viaggio più comodo che abbia mai fatto. L’ 11 marzo atterriamo a Venezia da Catania e qui affittiamo 2 macchine (siamo in 6 più i bagagli) per raggiungere la Val Gardena (Trentino). A parte aver fatto 6 ore di macchina anziché 4 perchè c’erano i passi chiusi per la neve e aver pranzato in un ristorante il cui proprietario sembrava un attore porno tedesco (classico baffi e pochi capelli lunghi) va tutto bene e a metà pomeriggio siamo a Selva.
Qui all’ hotel Rodella ci accoglie Giorgio (soprannominato Huber per l’accento tipico italo-tedesco, come gli svizzeri di Aldo, Giovanni e Giacomo) che gestisce l’albergo come fosse casa sua. Per una settimana siamo stati più ospiti di casa Planker che clienti dell’albergo. Inoltre avevamo tutte le comodità: bar (con Giorgio barman), ristorante (con Giorgio maitre), pulmino per andare agli impianti e tornare indietro (con Giorgio autista), sauna e idromassaggio, gin-lemon e salatini in camera.
La settimana è passata sciando di mattina, pranzo nelle baite sperdute delle Dolomiti, pomeriggio ancora sci fino alla chiusura degli impianti. Quindi in albergo, giù al centro benessere, poi doccia e alle 19.15 brillanti a cena. Dopo cena con le ultime forze rimaste si andava a prendere una birra al “Luisl Keller” dove crucchi mangiapatate e italiani pizza e mandolino si univano grazie al collante sociale per eccellenza: la birra !
Unico imprevisto della vacanza è stato il congelamento del gasolio in una delle 2 macchine. Prontamente Claudio e Daniele hanno fatto credere agli altri che ci fossero voluti 400 euro per sistemare la macchina, quando invece era bastato che il buon Giorgio ci permettesse di parcheggiarla in garage durante la notte per farla scongelare.
Memorabile la nevicata che ci ha costretti a scendere dalla baita dove eravamo andati a pranzare con visibilità a 20 metri, 30 cm di neve fresca sopra gli sci e senza una minima indicazione di dove fossero le piste. Però arrivati giù è stato fantastico picchiarsi nella neve soffice, fare il pupazzo di neve più brutto che il Trentino ricordi e risate, tante risate.
Che altro dire: Selva è una località meravigliosa, la Val Gardena e tutte le Dolomiti sono uno spettacolo per gli occhi e per lo sci. Se a questo aggiungete ottima cucina tipica e grande ospitalità e cordialità ottenete (credo) la vacanza perfetta !
P.S.: il remix di “Su di noi” ad opera nientemeno che di Gabry Ponte non è stato messo a caso nel video (vi assicuro, non ascolto Pupo !) ma è una delle cose che ci ha stupito di più sentire al “Luisl Keller” !!!
21
Sep
Da qualche anno la SAE (Society of Automotive Engineers) permette a tutte le università del mondo di confrontarsi in pista nella Formula SAE. Obiettivo di ogni team è la realizzazione di una monoposto a ruote scoperte (secondo le precise direttive emananate) a partire da un foglio bianco. In poco più di un anno il “Sicily Team” (http://www.sicilyteam.com/), c/o il Dipartimento di Ingegneria Industriale e Meccanica dell’Università di Catania, ha progettato, costruito e portato in pista la sua prima “creatura”, la ET02. Il team, senza neanche la vettura, ha ottenuto i primi successi già l’anno scorso a Leicester (UK) e a Balocco (VC) nei rispettivi eventi “Formula Student” e “Formula SAE Italy”. In entrambi i casi era stato valutato positivamente il progetto nel suo complesso, dall’aspetto tecnico a quello economico.
Quest’anno (con grande sforzo!) siamo riusciti a tornare a Balocco (per chi non ci credeva…) con la nostra vettura che nulla ha invidiato alle altre “veterane”, se non, per l’appunto, aver accusato qualche inconveniente di “giovinezza”.
Dopo due giorni di viaggio nel quale ad ogni chilometro non potevamo sapere se fossimo riusciti a farne un altro (1600km…mitico furgoncino!) abbiamo passato il primo giorno a mettere a punto la macchina per le verifiche tecniche. Non abbiamo dormito più di 4 ore (per un totale di 6 ore in tre giorni) ma al sabato siamo pronti (alle 5.45 eravamo all’ingresso del circuito…). Ok le verifiche tecniche, la pesatura e la prova fonometrica. Si torna ai box per riparare una perdita d’olio e presentarci per la prova di frenata. Sentiamo le altre macchine accendersi; dopo qualche minuto la Safety Car accompagna il serpentone delle vetture verso il tracciato. Noi siamo trepidanti e decisi: si va al “Brake”. Qui le prime noie, ai freni. E allora nuovamente ai box, nuovamente flex e saldatrice in mano, la perdita d’olio si risolve, vogliamo esserci noi in pista. Ma quello strano gioco dei semiassi celava una rottura imminente che avrebbe potuto causare la compromissione del differenziale e del motore, per non parlare della sicurezza dei piloti. E’ così che fra gli applausi decidiamo che di più non si può fare e che nonostante tutto siamo stati i migliori. E’ quello che pensano anche i giudici, rammaricati di non averci visto girare in pista, ma che hanno voluto premiare il team che ha concentrato i maggiori sforzi nella realizzazione della vettura, assegnandoci il premio “FISITA – Best Endeavour Award” (http://www.ata.it/formulaata/news/06specialawards). E allora cosa importa di non esserci stati in mezzo a quelle università che hanno bisogno di 50.000 euro per rompere in gara. Noi abbiamo portato il nostro impegno, la nostra esperienza (forse ce ne serviva di più…), le nostre conoscenze teoriche e pratiche. Non so quanti team sarebbero stati disposti a fare gli operai metalmeccanici per 4 mesi e crederci, come noi, con la consapevolezza che un’esperienza formativa e umana come questa sia ineguagliabile compenso alle notti insonni e allo stress.
Ora all’ET02 manca il battesimo ufficiale in pista che dovrebbe avvenire in meno di un mese. Nell’attesa, il maggiore sforzo da parte di tutti noi è rivolto alla ricerca di sponsor che permettano al nostro grande progetto di arrivare maturo in Inghilterra a luglio 2007 !
Leggi l’articolo de “LA SICILIA” del 9/10/2006 !
05
Jun
Da un po’ di tempo a questa parte mi sono fatto promotore di una piccola battaglia che ha sollevato tanto consenso e qualche “Esagerato!”. Mi riferisco a quella mania frutto della voglia di usare la rete per rompere le palle alla gente, in gergo detta “dipendenza da catene di S. Antonio”. Si nota infatti un nuovo fenomeno colpire particolari soggetti. Il sintomo è il bisogno irrefrenabile di mandare a tutti gli indirizzi in rubrica mail la cui inutilità è a prova di cretino. Ora quello che mi chiedo io è se c’è veramente chi crede ancora che si possa salvare un bambino in fin di vita (le mail in questo caso iniziano con “Il piccolo Steve ha 5 anni e tanta voglia di vivere…) mandando 342 mail uguali. Oppure che si possa allontanare la sfiga mandando 7 volte 7 lo stesso messaggio. Oppure che il fato sappia che tu hai mandato entro 24 ore da quando l’hai ricevuta la stessa mail in numero multiplo di 5, perchè ogni 5 mail mandate un sogno si realizzerà, o riceverai una buona notizia?!.
Ma diciamoci la verità, il problema per quanto mi riguarda non è neanche questo. Quello che invece non tollero è che si creino quelle infinite liste di indirizzi che girano per la rete. Poi ci chiediamo “ma come ha fatto questo tizio ad avere il mio indirizzo?!”. Ora la soluzione è semplice: avete mai notato che qualunque client di posta elettronica nello spazio del destinatario oltre al campo “A:” ne ha altri?! E vi siete mai chiesti che significa “Bcc:” o “Ccn:”?! Allora cari dipendenti da catene, per favore, non buttate con noncuranza tutti gli indirizzi della vostra rubrica in “A:”. Provate il brivido di rompere le palle in maniera discreta, senza effetti boomerang su chi riceve le vostre mail che poi per la settimana successiva le riceverà da tutti quelli cui l’avete mandata e che sono a conoscenza di tutta la vostra rubrica !
Ora a parte la veemenza che mi viene spontanea, visto l’argomento, vorrei che arrivasse a tutti un solo messaggio: se sono nella vostra rubrica è perchè sono amico vostro, non dei vostri amici e degli amici degli amici. Abbiate un minimo di cura e di rispetto per una cosa così piccola e così importante, come un indirizzo di posta elettronica.
20
May
Dall’HTML al PHP, da una grafica scarna frutto della scrittura manuale del codice a “temi” prefabbricati. Questo nuovo blog è migliore per tanti motivi: mi sarà più facile scrivere, finalmente chi vorrà potrà commentare gli articoli e complessivamente si presenta, secondo me, più curato.
Ovviamente non finirà mai nel cestino la sua prima versione con la quale, da ottobre scorso, vi ho resi in parte partecipi dei miei pensieri…
23
Jan
Diario di un mese di follia
Ebbene si, oggi mi sono laureato. Ragazzi è stata una faticaccia. Ma andiamo con ordine. Il 22 dicembre scorso sostengo (e supero brillantemente…) l’esame dell’ultima materia, “Impianti Termotecnici”. Solitamente ci si mette almeno un mese a prepararla, io in 15 giorni ho dovuto fare tutto. E’ stato sufficiente dormire una media di 5 ore a notte. Il giorno dopo il mio relatore mi dice che con la tesi siamo a buon punto ma che lui deve partire e mi dice che sarebbe meglio se mi laureassi ad aprile… Dopo brevi trattative (vista comunque la sua disponibilità) si raggiunge l’accordo riassumibile i 3 punti:
1) Si tenta di arrivare alla sessione di laurea di gennaio
2) Devo necessariamente risolvere un’ultima verifica che non si riusciva a fare
3) Devo sbrigarmi a scrivere la tesi che mi sarebbe stata corretta via e-mail
Va bene, mi dico. Allora inizia la sfida. Devo consegnare tutto il 9 gennaio, siamo al 23 dicembre ed ancora non so se riesco a finire il lavoro, figuriamoci scrivere la tesi. Riporto le fasi salienti:
24/12 – Vigilia di Natale: Scrivo la prima bozza dell’indice e i primi 2 capitoli della tesi SENZA SAPERE SE FOSSI RIUSCITO A FARE L’ULTIMA VERIFICA E SE FOSSI POI ARRIVATO A CONSEGNARE TUTTO IN TEMPO.
28/12 – Grazie all’aiuto dell’ Ing. Fichera risco a fare la verifica “alle massime deformazioni ammissibili” su uno dei tre modelli ai quali sto lavorando.
31/12 – 01/01 – Capodanno: Torno a casa alle 16.30 nel primo giorno dell’anno. Ho circa 3 ore di sonno succulento consumato su una sedia. Faccio una doccia, bevo una tazzina di caffè stracolma e mi metto davanti al mio fedele portatile. Ho sistemato (praticamente rifatto) tutti e tre i modelli. Adesso sono perfetti, presentabili al grande pubblico.
05/01 – Finisco la tesi (ore 23.15) spedisco tutto via e-mail e vado a giocare a carte (non so dove ho trovato le forze).
Rimango in trepida attesa delle correzioni perchè entro tre giorni avrei dovuto consegnare la tesi stampata. Alla fine ho consegnato la copia ufficiale (stampata e rilegata come con molta fretta) con solo una settimana di ritardo e ho iniziato a preparare la presentazione in Power Point per la discussione… Ancora qualche correzione e la tesi è pronta e firmata, circa quattro giorni prima della laurea.
Poi finalmente il grande giorno. E’ un lunedi di fine gennaio, il cielo è coperto e minaccia pioggia. All’università trovare posto per la macchina è più difficile che trovare un orso polare su un’isola tropicale. Sono le 8.45 ed io sono splendido nel mio vesito comprato per l’occasione e con il primo bottone della camicia sbottonato, in attesa che arrivino le 10.30, l’ora dell’inizio della seduta. Il mio correlatore, l’ Ing. Fichera, seduto fra i membri della commissione da lontano mi chiede a gesti se sono nervoso… io mimo un “tutto apposto” che significa “dov’è la toilette più vicina!?”. Ecco che inizia. Dal microfono la voce del Presidente del CAD dice il mio nome. Non so dove tenere le mani, mi sento a disagio mentre viene presentato il lavoro “dell’allievo Feltri”… Le prime slide sono come macigni, non so se si capisce quel discorso preparato col cronometro e ripetuto cento volte. Arriva la quinta, la sesta slide. Ormai è fatta, sono più sereno, vado come un treno. I membri della commissione stanno già pensando ad altro, tranne l’attentissimo Ing. Fichera. Concludo. Un forte applauso indica che i miei amici erano li ad ascoltarmi. Esco. Un senso di sollievo comincia lentamente a sostituirsi alla tensione. Iniziano le prime “cozzate”, i primi complimenti, le prime foto. Ormai sono quasi le 13. La commissione dopo essersi riunita ha deciso. “Si avvicini Feltri”. Mi avvicino con passo poco elegante. Firmo. Di nuovo teso, altro sudore freddo. “Sig. Alessandro Feltri, la Commissione di Laurea, valutata la sua carriera universitaria, ha approvato il suo esame generale di laurea. In virtù dei poteri a me delegati la proclamo Dottore in Ingegneria Meccanica di Primo Livello con voto di 110 su 110″. Segue un boato, mio padre si commuove. Ho finito. Ce l’ho fatta. Grazie a tutti. Grazie ai miei che mi hanno sopportato e supportato. Grazie ai miei colleghi, a quelli che si sono laureati con me e a quelli che stanno per farlo. Grazie al Prof. Fossati che mi ha permesso di concludere così in fretta la prima parte di questo lavoro non ancora concluso. Grazie all’ Ing. Gabriele Fichera che mi ha accompagnato dal primo giorno nella realizzazione di questa “fatica”, correggendo i miei errori e stimolandomi a proseguire. Grazie ai miei compagni del “Comparto 10″, quelli che da quasi tre anni ormai mi vedono ogni giorno impazzire dietro allo studio. Torno presto, per ricominciare a studiare…
Scarica il video della proclamazione (5.7 MB)
06
Nov
“Spazio, ultima frontiera”. Inizierebbe così il diario di bordo del capitano Kirk. E invece siamo sulla Terra. Non abbiamo ancora un’ “Enterprise”, ma i nostri occhi hanno visto comete, la rossa terra di Marte, galassie lontane. Oggi lo studio del cosmo non è solo NASA o ESA o Russia. Oggi si può studiare a terra ciò che prima era necessario toccare. E se stiamo parlando di “toccare” il Sole, la cosa diventa complicata. Intervengono così gli astrofisici, capaci di fornire telescopi con i quali non si “vede” niente, ma si ascoltano i rumori dello spazio, si possono scattare foto del Big Bang, oppure tracciare il passaggio di neutrini. Neutrini. Così piccoli che la possibilità che colpiscano materia nel loro viaggio dal sole a noi è quasi nulla. Eppure così importanti. Oggi è possibile capire come evolve la nostra Stella captando i neutrini che ci arrivano, si possono rintracciare “buchi neri” e tante altre cose che il nostro occhio può “vedere” solo attraverso la grande lente della fisica della materia. Si affronta così una spesa colossale per dare all’Uomo un nuovo strumento:”Il Progetto Nemo”. Nemo sarà un telescopio in grado di tracciare il passaggio di neutrini tramite sensori distribuiti su un chilometro cubo di acqua e noi siciliani ci possiamo pregiare di dedicare alla scienza un chilometro cubo dell’acqua del nostro mare, a largo di Capo Passero. Vi riporto un articolo pubblicato su “La Stampa” il 19/02/03. Oggi siamo arrivati alla prototipazione del modello che andrà in acqua all’inizio dell’anno prossimo. Ed ecco che il LNS-INFN (Laboratorio Nazionale del Sud – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) chiede al Dipartimento di Ingegneria Industriale e Meccanica della Facoltà di Ingegneria di Catania di studiare la resistenza della struttura alle vibrazioni per distacco di vena fluida, ovvero bisogna capire se la corrente del mare a 2000m sotto la superficie non danneggi queste strutture così preziose. Ed è successo così che mi sono ritrovato a fare la mia tesi sul progetto Nemo…
Articolo de La Stampa 19/02/03
28
Oct
Ormai lo sappiamo. Non c’è limite alle potenzialità della Rete. Ormai è difficile stupirsi quando un amico ti dice “non sai cosa ho trovato ieri su internet…”. Ma io ci provo lo stesso. Ieri ho chattato con dio. Ebbene, da un po’ di tempo si trovano siti dove vengono testate intelligenze artificiali (AI) con le caratteristiche più svariate (puoi chattare con macchine che si credono donne o uomini, operai o imprenditori ecc…), ma mai avrei pensato di trovare un “bot” programmato per simulare dio. Allora basta andare su http://chat.jabberwacky.com/ (fanno AI per mestiere) digitare una domanda esistenziale o banale e cliccare “say it!”. Non garantisco che la risposta sia all’altezza della “persona” dall’altro lato, però vi assicuro che è divertente!
Forse fatta un po’ meglio la chat che trovate su http://www.titane.ca/igod/.
Buon divertimento !
22
Oct
Oggi finalmente sono online. Sono passate già quasi due settimane da quando ho deciso di mettere mano a questo blog. Ora ho il dominio (grazie Pippo!) e qualche contenuto per iniziare. Abbiate pazienza e state certi che in ogni minuto di tempo libero che avrò questo piccolo spazio crescerà…